Maria Maddalena Martinengo da Brescia, Beata

Beata
Maddalena

Maria Maddalena Martinengo da Brescia, 1687-1737

Beata

Appartiene alla nobile famiglia dei conti da Barco. Di salute cagionevole, perde presto la madre e il padre l’affida alle orsoline di Santa Maria degli Angeli. Superata la contrarietà del genitore, nel 1705 abbraccia la vita monastica tra le cappuccine di Nostra Signora della Neve, prendendo il nome di suor Maria Maddalena.
Nel monastero sceglie di dedicarsi alle faccende più umili (cucina, portineria), ma nel 1723 è nominata maestra delle novizie e poi badessa; si distingue per le opere di penitenza e le doti mistiche tra cui la stigmatizzazione invisibile, il matrimonio mistico e le frequenti visioni. Per obbedienza al suo confessore, scrisse la sua vita e le sue esperienze. Muore di tubercolosi nel 1737.
La causa di canonizzazione è introdotta il 1º settembre 1762. Il 5 maggio 1778 papa Pio VI ne decreta l’eroicità delle virtù, riconoscendole il titolo di venerabile. È proclamata beata il 3 giugno 1900 da papa Leone XIII in seguito al riconoscimento di due miracoli: la guarigione inspiegabile di Isabella Groppeli Gromi da vomica polmonare e la doppia guarigione di Giuseppe Tosi, divenuto poi sacerdote, da vaiolo e cecità e la guarigione da reumatismo deformante di Maria Teresa Tosi, zia dello stesso.
Il suo elogio si legge nel Martirologio romano al 27 luglio. Le sue reliquie sono venerate nella chiesa del monastero delle Clarisse Cappuccine in via Arimanno, 17 a Brescia. La vicepostulazione è curata dai Frati Minori Cappuccini della Lombardia.

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Margherita Martinengo nasce a Brescia il 4 ottobre 1687. Appartiene ad una famiglia importante: il padre, Conte Leopardo, è Capitano della Repubblica Veneta. Per le complicazioni del parto la mamma, Margherita Secchi d’Aragona, muore dopo cinque mesi; la beata ne eredita il nome. Cresce in un ambiente sereno, con diverse nutrici, ma nonostante le cure è sempre malaticcia. Soffre in particolare di debolezza di stomaco. All’età di cinque anni prende come mamma e modello la Madonna. Frequenta la scuola delle Orsoline manifestando predisposizione per la lettura e la preghiera. Della sua giovinezza si ricorda un episodio singolare: un giorno cade dalla carrozza in corsa senza farsi alcun male. Racconta di aver sentito il suo Angelo Custode prenderla in braccio. A dieci anni è accolta dalle Agostiniane, per perfezionare la sua istruzione e la sua spiritualità. Il momento tanto atteso della Prima Comunione è un momento speciale: la sacra particola cade a terra, Margherita si prostra e la prende dal pavimento. Un freddo improvviso la scuote, sente dentro di sé la presenza di Dio. Due anni dopo, per sottrarsi alle attenzioni di due zie consacrate presenti in monastero, si reca dalle Benedettine tra cui ci sono altre due zie. Anche queste però sono più preoccupate della sua futura collocazione sociale che del travaglio interiore che sta vivendo. Con le altre religiose è allegra e vivace e ama ripetere che vuole farsi santa. Pensano ad uno scherzo da ragazza, ma il Signore con lei fa sul serio. A tredici anni fa voto segreto di verginità. Tre anni dopo si prospetta l’idea di un buon matrimonio: Margherita dice al padre che vuole farsi cappuccina, ma trova una ferma opposizione. Seguono mesi di incertezze. Trascorre un periodo di prova proprio dalle Cappuccine, poi un viaggio col padre a Venezia. Tornata a casa passa un’intera notte in preghiera, poi prende la decisione definitiva: abbandonare le vesti eleganti da contessina per vestire il rude saio.

Entra in monastero l’8 settembre 1705, condotta da un corteo di carrozze. Scrive: “che spasimo provai quando feci l’ingresso! Diedi quel passo con tanta violenza che credo di certo non sarà più grande quella del separarsi l’anima dal corpo”. Prende il nome della Penitente che era stata la prima Testimone del Risorto.
La vita della comunità, una trentina di suore, è scandita dalla preghiera, cinque ore di giorno e tre di notte, e dal lavoro. Il rapporto con la maestra delle novizie è piuttosto burrascoso, ma suor Maria Maddalena soffre nel silenzio. Per nulla al mondo, anche se le sue origini sono nobili, desidera primeggiare. Le novizie svolgono i lavori più semplici: coltivare l’orto, accudire gli animali, cucinare. Lei non li aveva mai fatti prima eppure è tra quelle che lavorano di più. Soprattutto in questo periodo ha inizio un rapporto profondo con il Signore, scrive: “la mia orazione non ha mai principio perché non ha mai fine, vivendo sempre unita a Dio nel mio interno”. Le sue facoltà sono “tutte ingolfate in Dio”. Alcune ore della notte, invece del riposo, le dedica alla preghiera, “specchio nel quale si mira Dio”. La sua unione con l’Altissimo è totale: “quanto più mi profondo nel mio niente tanto più mi perdo in Dio e mi scordo del tutto di me”. Ama molto il silenzio ma col suo carattere gioviale non manca di rallegrare le consorelle con composizioni poetiche. Iniziano i disturbi di salute che l’accompagneranno per tutta la vita.

Fa la professione con un “amore ardentissimo a Dio intenso e continuo, che abbruci ogni difetto ogni imperfezione ogni neo di colpa”. L’umile suora inizia anche un magistero attraverso la corrispondenza diretta ai familiari e a religiose di altri monasteri. Cristo “parve mi si mutasse il cuore, dandomi Gesù il suo divin cuore, vera fornace di sempiterno amore”. Ha il grande timore di non essere diligente. Si impone penitenze con cilici, come di consuetudine all’epoca. Guarda Colui che si è caricato di tutti i mali del mondo morendo sulla croce. Quali mai possono essere i suoi peccati? La risposta è che chi vuole uniformarsi a Dio si sente continuamente imperfetto: “la strada del patire e dell’annegar se stessi è la più breve per giunger al possesso del Sommo Bene”. Il Venerdì Santo del 1721 Maria Maddalena ha il dono dello sposalizio mistico, alle consorelle che hanno sentore delle sue esperienze dice “pensate un po’ se il Signore vuol fare a me miserabile tali favori”.

A trentasei anni è nominata maestra delle novizie, incarico importante e delicato; lo sarà tre volte. La sua condotta suscita gelosie e alcune suore assumono atteggiamenti di sfida per contrariarla. Col successivo incarico di “ruotara” ha rapporti con l’esterno e la sua fama si diffonde nella città. Nel 1732 è eletta badessa. Temendo che non fosse rispettato abbastanza il voto di povertà, manda alcuni paramenti della chiesa alle Cappuccine di Venezia. Non mancano le tentazioni: “vivo come una creatura esiliata e dal cielo e dalla terra, tanto arida e desolata, senza sentimento di Dio”.

Il 18 luglio 1734 ha la prima emottisi, lo rivela a poche consorelle. Il suo corpo, già provato da tante penitenze, deperisce velocemente. Il 12 luglio 1736 è nuovamente eletta badessa. Una delle “contrarie” dirà che nel suo governo c’è qualcosa di divino. All’affanno dei medici risponde “io spero di aver presto a morire per tante cose ch’essi non sanno. Sono tutta in Dio, non penso ad altro”. Gli ultimi mesi sono i più penosi, soffrendo medita la Passione di Cristo: “i misteri della sua santissima vita e passione e morte li ho tutti scolpiti nel cuore, non per averli meditati, ma per averli veduti”. Tutti i particolari delle ultime giornate sono annotati dalle consorelle. Qualche anno prima scriveva: “che contenti per un’anima nel mirare il crocifisso che l’è posto nell’ultima agonia in mano!”. Muore quando da poco è passata l’una di notte del 27 luglio 1737. Qualche ora dopo tutta Brescia le rende omaggio.
Leone XIII la proclama beata il 18 aprile 1900.